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Le statine, i beta-bloccanti e i diuretici aumentano il rischio di diabete

 

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In un convegno congiunto EASD/European Society of Cardiology è stato valutato il rischio di alcuni farmaci cardiovascolari (CV) di aumentare il rischio in rischio di diabete ti tipo 2.

Sono state discusse recenti scoperte che mostrano che le statine potrebbero aumentare il rischio di diabete e risultati meno recenti che mostrano simili rischi associati a beta-bloccanti e diuretici, come pure i mezzi per affrontare tali problemi in pazienti a rischio.
 

Pericoli nascosti della terapia con statine


D. Preiss

Fino a poco tempo fa, si pensava che le statine avessero un lieve effetto benefico sul rischio di diabete [1], ha spiegato David Preiss, MD (Università di Glasgow, UK). Tuttavia, dopo la pubblicazione dello Justification for the Use of statins in Prevention: Intervention Trial Evaluating Rosuvastatina (JUPITER) del 2008 [2], che ha mostrato che la rosuvastatina ha aumentato il rischio di diabete del 25% rispetto ai pazienti trattati con placebo, sono stati avanzati alcuni dubbi su questo presupposto.

Nel 2010, Preiss e colleghi hanno pubblicato una metanalisi di dati provenienti prevalentemente dai principali trial comparsi in letteratura che hanno visto l’impiego di statine e placebo e che hanno fornito informazioni sui rischi dello sviluppo del diabete associato al trattamento con statine [3]. Da questa analisi, che ha incluso 90.000 pazienti, i ricercatori hanno scoperto che la terapia con statine era associata a un aumento significativo del 9% del rischio di diabete rispetto al trattamento con placebo.

Preiss e il suo team hanno stimato che, in media, ciò corrisponderebbe a un caso di diabete in più per ogni cinque infarti miocardici prevenuti con un trattamento di questo tipo. Un’altra metanalisi è stata pubblicata da Preiss e colleghi all’inizio di quest’anno, mettendo a confronto il rischio di diabete associato alla terapia standard con statine confrontata con quella intensiva in 32.000 pazienti [4]: essa ha dimostrato che la terapia intensiva con statine ha aumentato il rischio di sviluppare il diabete del 12% rispetto alla terapia standard con statine.

All’interno del gruppo di pazienti analizzato, il team ha stimato che ci fosse un caso di diabete in più per ogni tre grandi eventi CV trattati con una terapia intensiva con statine. “Mentre non vi è ancora alcuna spiegazione definitiva per questi risultati, alcuni studi su modelli animali hanno suggerito che la terapia con statine può interferire con i segnali recettoriali dell’insulina, suggerendo così un possibile meccanismo” ha detto Preiss.

E ha aggiunto che vi sono alcune evidenze che suggeriscono che le persone in cui è insorto il diabete a causa della terapia con statine potrebbero essere già state ad alto rischio per la loro condizione, il che suggerisce che il medico debba utilizzare cautela nella prescrizione di statine ad alto dosaggio per i pazienti ad alto rischio di diabete di tipo 2.

“E’ in programma una ricerca più avanzata per chiarire il legame tra diabete di nuova insorgenza e la terapia con statine, attraverso una combinazione di nuovi studi e la rivalutazione dei dati esistenti” ha concluso Preiss.
 

Via il vecchio, dentro il nuovo per il trattamento dell’ipertensione


N. Poulter

Neil Poulter, MD (Imperial College London, UK), ha sottolineato che le varie classi di farmaci per la pressione sanguigna (BP) possono influenzare il rischio di diabete: “E’ stato evidente per molti anni che i beta-bloccanti e diuretici influenzassero negativamente i livelli di glucosio nel sangue e, quindi, il rischio di diabete di nuova insorgenza” ha detto. “I rischi associati ai beta-bloccanti e ai diuretici variano all’interno di queste classi di farmaci e sono relativi al dosaggio”.

La gravità di questi effetti è influenzata dalla dose di farmaco, ha osservato Poulter, e varia tra i diversi beta-bloccanti e i diuretici. Ma, secondo i dati attuali, i farmaci più recenti che riducono la pressione, come i bloccanti dei canali del calcio, non influenzano il rischio di diabete, mentre gli ACE-inibitori e i bloccanti del recettore dell’angiotensina, appunto, sembrano dare una protezione modesta contro l’insorgenza del diabete [5,6], ha spiegato Poulter.

In passato, alcuni medici hanno difeso l’uso dei beta-bloccanti e dei diuretici come trattamento primario per l’ipertensione, sostenendo che il diabete indotto dagli antipertensivi non fosse così dannoso per il sistema CV come il normale diabete di tipo 2.

Tuttavia, i risultati dalla Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial (ASCOT) [7], come pure quelli di altri studi, in conclusione hanno smentito queste ipotesi e hanno dimostrato che i pazienti con diabete indotto da beta-bloccanti o da diuretici sono esposti a un rischio cardiovascolare maggiore rispetto ai non diabetici, analogamente alle persone con diabete di tipo 2.

Un ulteriore follow-up dei pazienti che hanno sviluppato il diabete durante lo studio ASCOT è attualmente in corso, al fine di valutare più accuratamente la loro frequenza di eventi cardiovascolari avversi fino ad oggi.

Poulter ha osservato che, nonostante siano disponibili altri farmaci antipertensivi ugualmente efficaci, senza rischio di indurre il diabete, ci sono prove che indicano che, dal 2006, circa il 15% delle persone in trattamento con due o più farmaci antipertensivi in Inghilterra stia prendendo una combinazione di diuretici e beta-bloccanti.

Tuttavia, ha concluso: “le ultime linee guida del National Institute of health and Clinical Excellence (NICE) del Regno Unito per la gestione dell’ipertensione, pubblicate nell’agosto del 2011, sembrano aver preso in considerazione il rischio differenziale di diabete di nuova insorgenza associato a diversi agenti antipertensivi in base ai risultati di morbilità e mortalità dei principali trial, rinviando i diuretici alla terza linea e i beta-bloccanti alla quinta o sesta linea di intervento”.

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Bibliografia di riferimento
1. Freeman DJ, Norrie J, Sattar N, et al. Pravastatin and the development of diabetes mellitus: evidence for a protective treatment effect in the West of Scotland Coronary Prevention Study. Circulation 2001;103:357-362
2. Ridker PM, Danielson E, Fonseca FA, et al. Rosuvastatin to prevent vascular events in men and women with elevated C-reactive protein. N Engl J Med 2008;359:2195-2207
3. Sattar N, Preiss D, Murray HM, et al. Statins and risk of incident diabetes: a collaborative meta-analysis of randomized statin trials.Lancet 2010;375:735-742
4. Preiss D, Seshasai SR, Welsh P, et al. Risk of incident diabetes with intensive-dose compared with moderate-dose statin therapy: a meta-analysis. JAMA 2011; 305:2556-2564
5. Mancia G, Grassi G, Zanchetti A. New-onset diabetes and antihypertensive drugs.J Hypertens 2006;24:3-10.
6. Elliott WJ, Meyer PM. Incident diabetes in clinical trials of antihypertensive drugs: a network meta-analysis. Lancet 2007;369:201-207
7. Gupta AK, Dahlof B, Dobson J, et al. Determinants of new-onset diabetes among 19,257 hypertensive patients randomized in the Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial-Blood Pressure Lowering Arm and the relative influence of antihypertensive medication. Diabetes Care 2008;31982-31988.

 
 
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