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Insufficienza cardiaca e complicanze cardiovascolari nel diabete

 

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Lisbona (CongressoMedico) – Le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco (HF) e malattie cardiovascolari (CVD) tra i pazienti con diabete sono state oggetto di un intervento durante il 47° congresso EASD, dove sono stati discussi il rapporto tra controllo glicemico e ricoveri in ospedale dei pazienti con diabete e, anche, i cambiamenti nelle tendenze generali dei ricoveri ospedalieri per malattie cardiovascolari nei pazienti con e senza diabete in Inghilterra negli ultimi dieci anni.


Uno scarso controllo glicemico aumenta i ricoveri per scompenso cardiaco

La prevalenza di scompenso cardiaco è in aumento in molti paesi e, come è noto, colpisce i diabetici 2,5 volte in più rispetto ai pazienti non diabetici [1]. E’ stato dimostrato che un controllo glicemico intensivo non ha alcun effetto di prevenzione contro lo scompenso cardiaco nei pazienti con diabete [2], ma gli studi osservazionali hanno avuto risultati contrastanti.


M. Lind

Per approfondire ulteriormente gli effetti del controllo glicemico sui risultati dei pazienti diabetici con scompenso cardiaco, Marcus Lind, MD (Università di Göteborg, Uddevalla, Svezia) e colleghi hanno analizzato i dati dello Swedish National Diabetes Register.

In totale sono stati inclusi 83.021 pazienti con diabete di tipo 2 che sono stati arruolati nel registro tra il 1998 e il 2003, di età compresa tra 65,8 anni di media. Avevano un indice medio di massa corporea (BMI) di 28,9 kg/m2 e un’emoglobina glicata media di (HbA1c) del 7,4%.

All’inizio nessuno dei pazienti aveva avuto scompenso cardiaco, anche se il 16,2% di essi aveva avuto un precedente infarto miocardico (MI), e sono stati seguiti fino al 2009 per l’ospedalizzazione a causa di insufficienza cardiaca primaria o secondaria.

Nel corso di un follow-up di 7,2 anni, 10.969 (13,2%) pazienti con diabete di tipo 2 inseriti nel Registro sono stati ospedalizzati per scompenso cardiaco. In particolare, dopo aggiustamento per vari fattori quali età, sesso, durata del diabete, indice di massa corporea e pressione sanguigna, è risultato che i pazienti con un livello di HbA1c superiore al 10% hanno avuto un rischio di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca di 2,01 volte maggiore rispetto ai pazienti che avevano un valore di HbA1c al di sotto del 6,0%.

Ogni aumento di un’unità percentuale di HbA1c accresce il rischio di ospedalizzazione per HF, di un significativo 16%, è sttao detto. E anche il sesso maschile, l’età avanzata e la durata del diabete aumentano il rischio di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca.

Lind ha ammesso che “non è possibile concludere se un buon controllo glicemico impedisca o riduca il rischio di insufficienza cardiaca, a causa della natura non randomizzata di questo studio”. Tuttavia, ha aggiunto che i risultati suggeriscono che uno scarso controllo glicemico sia un fattore di rischio significativo per insufficienza cardiaca nei pazienti con diabete di tipo 2.


I ricoveri per CVD sono migliorati, ma c’è ancora spazio per un cambiamento

Le CVD sono diminuite in modo significativo nella popolazione generale negli ultimi 50 anni, in particolare nei paesi sviluppati come l’Inghilterra. Alcuni studi hanno suggerito che i tassi di CVD sono diminuiti ad un ritmo simile nei pazienti con diabete [3]; tuttavia, altri studi hanno dato risultati contrastanti [4].


E. Vamos
Per studiare i cambiamenti nelle tendenze dei ricoveri ospedalieri per eventi cardiovascolari maggiori in Inghilterra, durante il periodo 2004-2009, Eszter Vamos, MD (Imperial College London, UK) e colleghi hanno identificato tutti i pazienti dai 16 anni di età e oltre che sono stati ricoverati negli ospedali del Servizio Sanitario Nazionale per angina, infarto miocardico acuto o ictus, o per angioplastica (PCI) o bypass coronarico (CABG) in tale periodo di tempo, utilizzando i dati delle statistiche ospedaliere su tali episodi raccolte dal Dipartimento della Salute del Regno Unito.

Per raccogliere dati su pazienti di 17 anni o più e per calcolare i tassi specifici diabetici e non diabetici per ogni anno, è stato utilizzato il Quality Management and Analysis System (QMAS).

Anche se i pazienti con diabete hanno un tasso di eventi cardiovascolari tra 3,5 e 5,0 volte superiore a quello delle persone non diabetiche, Vamos ha spiegato che cambiamenti simili dei tassi di evento cardiovascolare si sono verificati tra i pazienti con e senza diabete tra il 2004 e il 2009.

Il tasso di ricovero tra i pazienti con diabete è diminuito notevolmente nel periodo di studio: rispettivamente del 5% tra i ricoveri per anno per angina, del 5% per infarto miocardico acuto, e del 3%per CABG, con tassi simili riscontrati anche per i non diabetici.

Tuttavia, l’incidenza di ictus non è cambiata significativamente e il tasso di PCI è aumentato rispettivamente del 2% e del 3% nelle persone con e senza diabete. Da notare che la durata media di degenza è diminuita significativamente sia per i diabetici che per i non diabetici durante il periodo di studio.

La mortalità ospedaliera per infarto miocardico acuto e ictus è diminuita significativamente,durante il periodo di tempo preso in esame, in entrambe le categorie di pazienti (con e senza diabete), ma è rimasta invariata per i pazienti con CABG ed è aumentata per i pazienti con PCI.

“Questi risultati potrebbero riflettere i cambiamenti nei modelli storici di cure in Inghilterra”, ha detto Vamos. “Le persone con diabete ora possono ottenere una gestione più aggressiva per la loro cura rispetto al passato”. E ha concluso ribadendo: “Questi risultati sottolineano la necessità di sempre maggiori interventi finalizzati alla riduzione del rischio”.

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Bibliografia di riferimento
1. Nichols GA, Gullion CM, Koro CE, Ephross SA, Brown JB. The incidence of congestive heart failure in Type 2 diabetes: an update. Diabetes Care 2004;27: 1879-1884.
2. Turnbull FM, Abraira C, Anderson RJ, et al. Intensive glucose control and macrovascular outcomes in type 2 diabetes. Diabetologia 2009;52:2288-2298.
3. Booth GL, Kapral MK, Fung K, Tu JV. Recent trends in cardiovascular complications among men and women with and without diabetes. Diabetes Care 2006;29:32-37.
4. Thomas RJ, Palumbo PJ, Melton LJ 3rd, et al. Trends in the mortality burden associated with diabetes mellitus: a population-based study in Rochester, Minn, 1970-1994. Arch Intern Med2003 24;163:445-451.

 
 
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